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Tra le nebbie del rifugio Gastaldi

2021-08-27 10:45

Massimo Strumia

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Tra le nebbie del rifugio Gastaldi

Con questo post inauguro una nuova sezione del mio blog dedicata alle "altre" Valli di Lanzo. Questo sito web è dedicato principalmente alla Val Grande di Lanzo

Con questo post inauguro una nuova sezione del mio blog dedicata alle "altre" Valli di Lanzo. Questo sito web è dedicato principalmente alla Val Grande di Lanzo ma, come molti di voi sapranno, il comprensorio delle Valli di Lanzo include anche la Val di Viù e la Val d'Ala.

Proprio a quest'ultima e precisamente all'escursione al rifugio Gastaldi, è dedicato questo breve articolo.

A farmi compagnia in questo trekking ci sono la mia compagna Giulia e una coppia di amici di lunga data: Maurizio Rossetti e Annalisa Limongelli. Arriviamo in auto fino al Pian della Mussa, la testata della Val d'Ala situata a 1.800 metri di quota. Si tratta di un luogo spettacolare che poco ha da invidiare alle testate di altre valli più turistiche e famose.

Purtroppo il meteo non promette nulla di buono ma decidiamo comunque di partire, speranzosi che la situazione possa evolversi al meglio. L'escursione presenta un dislivello di circa 800 metri ed è caratterizzata da una prima parte abbastanza ripida, un tratto centrale con pendenze più dolci e un'ascesa finale di nuovo impegnativa, che presenta anche qualche brevissimo segmento di sentiero attrezzato.

Le differenti difficoltà presentate dal percorso vengono evidenziate anche dalla diversa natura dei nostri dialoghi. Durante il primo tratto fioccano frasi del tipo "Non me lo ricordavo così faticoso... beep!", "Devo solo riuscire a rompere il fiato e poi andrò su da Dio...", ecc...

Nella sezione intermedia le chiacchere sono più serene e in generale di argomento alimentare/gastronomico. Mentre Giulia ed Annalisa parlano di colazioni a base di avena e cereali e dei vantaggi derivati da questo tipo di alimentazione, io e Maurizio siamo già proiettati alla polenta concia, magari poco sana ma certamente appagante, che ci attende al rifugio. 

L'ultimo pezzo, ripido e tra le rocce, suggerisce a tutti un decoroso mutismo, volto a risparmiare le forze che si assottigliano col procedere della spedizione.

Arrivati al rifugio Gastaldi, il tempo non accenna a migliorare e la nebbia continua a farla da padrona. Ogni tanto si verificano delle timide schiarite ma poi una coltre di nebbia ricopre di nuovo le cime e le praterie circostanti.

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Anche la nebbia però ha il suo fascino e, avvistati alcuni stambecchi, ne approfitto per scattare alcune fotografie che non mi dispiacciono affatto. Quando la nebbia si fa più fitta, le sagome degli stambecchi si trasformano in silhouette eteree e quasi spettrali. L'atmosfera diventa suggestiva e io mi sento piccolo di fronte alla bellezza della montagna e della natura in generale.

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Molto presto però questi nobili sentimenti, che nel mio caso sono sempre molto fuggevoli, lasciano il posto ad un robusto appettito, rinforzato dal freddo pungente.

E' finalmente arrivata l'ora della polentata! Oltre all'immancabile concia, ordiniamo anche la finora sconosciuta a tutti polenta del rocciatore: polenta, uovo e pancetta... una vera bomba calorica che dissipa velocemente gli ultimi residui di infreddolimento.

Mentre mi abbuffo, un imponente maschio di stambecco fa capolino da uno spuntone di roccia. Questi animali sembrano avere un gusto per le pose solenni e teatrali che mi stupisce sempre.

Senza abbandonare la mia postazione, lascio per un attimo la forchetta a favore della macchina fotografica. Qualche scatto veloce e ricomincio a dedicarmi alla polenta.

Chi ha detto che un fotografo naturalista deve sempre fare sacrifici per portare a casa qualche immagine?

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